giovedì, 04 giugno 2009
I racconti della conversione - parte I

In questi giorni ho ricostruito la storia della mia idiosincrasia per tutto ciò che riguarda il trascendente. Facevo la seconda elementare e un mio compagno di classe, un tipetto con il gusto della provocazione, forse fin troppo retorico per la sua giovanissima età, mi comunicò che al pomeriggio sarebbe andato al catechismo. Senso di smarrimento. Vale a dire? Che cazzo era il catechismo? Glielo chiesi candidamente, provocando profondo sconcerto in lui, che, terrorizzato, scappò dalla maestra ad annunciare la venuta dell'Anticristo: "Martin non va al catechismo!!". La maestra si fece carico del processo di evangelizzazione e contattò direttamente il parroco per riportarmi sulla retta via. Nel giro di pochi giorni fui introdotto nel fantastico mondo delle Opere Parrocchiali, lessi la scritta sbiadita sul portone di un vecchio palazzo del centro storico del mio paese. Tre maestre, mi ci volle poco a capire di chi si trattava, benché palesassero considerevoli difficoltà nell'esprimersi, mi circondarono e si giocarono ai dadi le mia vesti. "Lo prendo io!", sentenziò la più forzuta delle tre. E mi trascinò con sé. Trovai buffa l'idea di ritrovare i miei compagni di scuola frullati in sezioni differenti. Facevo impazzire la mia maestra, consideravo il catechismo il luogo dove tutto mi era concesso. E agivo di conseguenza. Fino a quel momento, l'unico punto di contatto con la religione era stato mia nonna. Ogni volta che veniva a trovarci, mi obbligava a visitare i morti al cimitero. E quella volta che le chiesi di portarmi alla Festa dell'Unità, perché mi incuriosiva molto più dei morti, si rifiutò categoricamente, adducendo la motivazione che "quelli" avrebbero un giorno preso la mia casa. A quattro anni, quindi, sentii parlare per la prima volta di abolizione della proprietà privata. E, in cuor mio, pur essendo molto piccolo, avevo già scelto.

[continua]
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