martedì, 27 gennaio 2009

Siberia - LIV giorno (Codici condivisi)

Quel che è certo è che Mon, almeno per il momento, non ha intenzione di rientrare: "Non ho trovato il freddo, tutt'altro, ma perché mai dovrei lasciare Verchojansk?". Il gruppo si guadagna da vivere conducendo piccole ricerche scientifiche, finanziato direttamente dal governo russo, non si arricchiranno mai e, soprattutto, non sentiranno mai il bisogno di arricchirsi, "Non siamo lontani dal concetto di comune, siamo tutti abbastanza intelligenti da capirci e rispettarci, condividiamo tutto, non solo materialmente. Non avrei mai creduto che mi sarei trovato così a mio agio in una situazione del genere!". Mon temeva di trovarsi in difficoltà con Boris a causa di Elena, non riesce ancora a spiegare la natura di questa "nuova dimensione affettiva". Le e-mail di Monsignore sono sempre più serene e concise, la costruzione di un egoismo collettivo al di sopra dell'interesse individuale, l'amore per Elena, l'intelligenza e l'amicizia di Esenin e la rozza passione di Maria lo fanno sentire come quando passava le estati in campagna, da solo con suo nonno, attratto dall'odore dell'acqua argillosa. Ha persino ripreso a cantare. Ieri, spinto da Maria e Boris, che è un eccellente percussionista, ha improvvisato un piccolo concerto per una quarantina di persone. Grazie all'aiuto di una delle guide è riuscito a costruire un oggetto simile all'eterofono e a collegare all'amplificatore un vecchio telegrafo. Ha imparato a pronunciare il russo, che legge e canta senza tradire troppo le origini italiane, ha duettato con Elena, che ha scritto un pezzo ispirato alla tradizione popolare moscovita. Si è esibito in un lungo assolo di telegrafo, accompagnato da Esenin alla tastiera, traducendo in Morse una frase che ha inserito a metà del brano e che ha ripetuto per tre volte:

.._. .. . ._. ___ _.. .. ._ ..._ . ._. . ._.. . __ ._ _. .. ..._ .._ ___ _ . *

* (per i più pigri: "fiero di avere le mani vuote")

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domenica, 25 gennaio 2009
Scritture

1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10.Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11.Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12.I paragoni sono come le frasi fatte.

13.Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14.Solo gli stronzi usano parole volgari.

15.Sii sempre più o meno specifico.

16.L'iperbole è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17.Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18.Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19.Metti, le virgole, al posto giusto.

20.Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21.Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso e! tacòn del buso.

22.Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23.C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24.Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25.Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26.Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27.Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28.Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29.Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30.Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31.All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32.Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33.Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34.Non andare troppo sovente a capo. Almeno, non quando non serve.

35.Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36.Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37.Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38.Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39.Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

 

tratto da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Bompiani 2000

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giovedì, 22 gennaio 2009
Radioactivity
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giovedì, 22 gennaio 2009
Scene cult (2) - Pietrangeli
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domenica, 18 gennaio 2009
Scene cult (1) - Moretti
 
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sabato, 17 gennaio 2009

All that is my own

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venerdì, 16 gennaio 2009

Siberia - XLIII giorno (matti e maniere)

Monsignore è stato ammalato per alcuni giorni. La notte del primo, in particolare, durante la quale la temperatura del suo corpo è stata costantemente oltre i quaranta gradi, gli ha provocato delle allucinazioni, come quelle che l'avevano accompagnato in una notte simile nel 1984. Ha visto le pareti della stanza muoversi, il mondo rimpicciolirsi. Ha visto una matta, una donna sulla quarantina, dal tipico aspetto di gattara. Teneva davanti a sé il coperchio di una pentola, dentro il quale aveva fatto montare un microfono. Nascondeva il volto dietro al coperchio per sfuggire alla curiosità di occhi indiscreti. Monsignore che, di solito, non bada a queste cose, era stavolta incuriosito. Tentava di guardarla negli occhi, dopo aver sbirciato nella carrozzina, nella quale portava un pechinese, un'anatra e un grasso soriano. Il soriano era adagiato in basso e pareva il più rilassato della compagnia. Il pechinese, collocato in alto, in prossimità del manubrio della carrozzina, sarebbe scappato alla prima occasione. L'anatra si muoveva goffamente nel centro della carrozzina, visibilmente a disagio. Nel suo mondo, perfettamente coerente, la gattara si muoveva con aria circospetta, tentando di spiare gli altri attraverso il suo coperchio-microfono. La gattara è scomparsa alla prima tachicardia di Monsignore, lasciandolo di sasso e, come spesso accade in questi casi, dispiaciuto che la visione si fosse dissolta. Non ha potuto riconoscere nessun volto noto in quello della gattara, si è quindi concentrato su chi fosse seduto a tavola durante la cena della sera precedente. Le uniche donne presenti, Elena e Maria avevano dato prova della loro incapacità di stare a tavola. "Non sopporto quelli che non sanno stare a tavola". Soprattutto Maria, completamente appoggiata con i gomiti sulla tovaglia, inarcata in avanti, con la forchetta sguaiatamente impugnata nella mano sinistra, il polso completamente ruotato all'indietro nel goffo tentativo di cacciare in gola un grosso boccone di salmone. Poco ci mancava che ruttasse. Monsignore ha provato vergogna per i suoi trascorsi con Maria e qualcosa di simile deve aver provato Esenin. "Mi vergogno del disgusto che ho provato, eppure è così, da sempre. Io una banana non la mangerò mai come le scimmie". Ieri l'ho sentito per telefono, era provato: "E non lo troverò mai il freddo".

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mercoledì, 14 gennaio 2009

Scoperta dell'odio

Qui stava il torto, qui l'inveterato errore:
credere che d'altro non vi fosse d'acquisto che d'amore.
Oh le frotte di maschere giulive
oh le comitive musicanti nei quartieri gentili...
Alla notte altre musiche rimanda
la terrazza più alta e di nuovo fiorita
si dilunga la strada fuori porta?
Ma venga, a ora tarda, venga un'ora
di vero fuoco un'ora tra me e voi,
ma scoppi infine la sacrosanta rissa,
maschere, e i vostri fini giochi
di deturpato amore: nell'esatto
modo mio di non dovuto
amore e dissipato, gente, vi brucerò.

Vittorio Sereni

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mercoledì, 14 gennaio 2009
How to disappear completely

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lunedì, 12 gennaio 2009
Roads
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