venerdì, 30 maggio 2008

Ho visto anche loro

Innanzitutto siano stramaledetti i bagarini (li mortacci loro) e poi i fan di Nick Cave che non conoscono Nick Cave e vanno in brodo solo per i pezzi al piano...Stagger Lee live è uno shock, anche senza i vocalizzi di Blixa.

Questo è quanto ho ascoltato, con sommo godimento:

Night of the lotus eaters
Dig, Lazarus, dig!!!
Tupelo
Today's lesson
Red Right Hand
Nobody's baby now
Midnight Man
Lie down here (& Be my girl)
The Mercy Seat
Deanna
Moonland
The Ship Song
We call upon the author
Papa won’t leave you, Henry
More news from nowhere

The Lyre of Orpheus
Get ready for love
Hard on for love
Into My Arms

Jesus of the moon
Stagger Lee

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sabato, 24 maggio 2008

Alba calda

Passo da qui perché mi pare un buon momento per scrivere. E perché mi sono dovuto alzare all'orario dei galli in preda ad un insopportabile e violentissimo raffreddore. La nota fragilità del mio rinofaringe si manifesta e mi tormenta, mi misuro, ho trentotto e mezzo di febbre, pensavo peggio. Se almeno passasse il mal di schiena. Ecco, mi lamento qui, dove nessuno può dirmi che ne faccio sempre una tragedia, manco avessi preso la malaria. Questa è libertà.

Vi racconto qualcosa di ieri. Un attimo, prendo gli occhiali. Presi. E ho anche ricollegato il PC all'alimentazione, per avere uno schermo più luminoso. Anzi no, vi racconto come ho sentito arrivare la febbre: qualche ora fa, già in condizioni non eccellenti, ho cominciato a tremare, ho indossato un pigiama, mi sono raggomitolato invano, sufficientemente intontito da non cogliere al volo che la temperatura si stava alzando. Poi, circa venti minuti fa, non ce l'ho fatta. Non nel senso che sono morto, almeno credo, ma nel senso che a letto non riuscivo più a starci. Sono convinto che sarà un raffreddore o un'influenza ad uccidermi, certo, magari non questa volta.

Ieri sono stato al cinema e ho visto due film, era un po' che non mettevo piede in cineteca. Ne vale la pena in questo periodo. Hanno dato l'ultimo di Herzog, quello che l'anno scorso avrebbe dovuto presentare alla Milanesiana e che non era stato ancora completato. Ha fatto un documentario sull'Antartide, ma alla sua maniera, niente pinguini che si accoppiano. Ormai è diventato fortemente refrattario ad ogni intellettualismo, anche scientifico, mi piace. In questo modo fa emergere sempre più il genio che è. Ho visto delle riprese incredibili, effettuate sotto uno strato di ghiaccio di due metri, tipo quelle che aveva già utilizzato in The wild blue yonder. Encounters at the end of the world, così si chiama, mi è piaciuto da morire, i matti che ha intervistato erano degni di Kinski. C'era persino un pinguino matto, uno che invece che dirigersi verso il mare aperto, come tutti i suoi compagni, ha preso a correre verso l'interno, pressoché infinito e ghiacciato, del continente. Mi sono venuti i brividi, non solo perché ho somatizzato il film: il pinguinologo (!) spiegava che, anche qualora l'avesse riportato indietro, il povero pinguino avrebbe in ogni caso ripreso la sua folle corsa verso una morte certa. Ovviamente mi sono interrogato sulla volontà e sulla coscienza del pinguino. Ma solo per poco. Il pinguino era il più matto di tutti, ma anche il più dolce, vi giuro, un momento al livello di Paese del silenzio e dell'oscurità. Ovviamente Herzog ha utilizzato il campo lungo e la macchina fissa, non saprei descrivervi questa macchia nera che si separa dal gruppo e punta verso il deserto bianco. Convinto esattamente come gli altri di quello che faceva.

Ieri, tra l'altro, ho visto dei matti veri, in carne ed ossa. Non posso specificare meglio in quale contesto, diciamo che è stata un'occasione per osservare il lato umano di un burbero potente. Che ora fa il paterno con me. La vita, a volte, è strana. Lo so, non ci avete capito nulla, ma va bene così.

Poi ho visto un classico, il Faust di Murnau, accompagnato dal vivo da un pianista. Niente di eccezionale, gli altri suoi film sono tutti molto più belli, Aurora resta insuperato e l'espressionismo del suo Faust è dozzinale rispetto a quello di Caligari. Però il finale mi è piaciuto, un inno all'amore davvero ingenuo, d'altri tempi, tutto sommato giusto nel contesto del film. Un amore poco concretizzato, con poche carezze, pochi baci e niente rose, un bambino di mezzo ed una netta distinzione tra bene e male verso cui, mio malgrado, continuo ad essere terribilmente attratto.

La febbre non scende, forse ricorrerò ad un antipiretico.

Già che ci sono, mentre si celebrano i quarant'anni della primavera parigina, faccio gli auguri a questo miserabile blog, che giovedì ha compiuto tre anni. Cazzo se sono invecchiato.

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martedì, 20 maggio 2008

Ancora palle alpine

Ne ho azzeccati 20 e, se consideriamo che altri due li avevo inseriti tra i papabili, fanno 22 su 24. Quelli che non avevo (volontariamente) incluso sono De Sanctis, che per me era un critico letterario, e Borriello, che trovo vergognosamente scarso. Uno scandalo l'esclusione dell'indispensabile e tecnicamente sottodotato Inzaghi. Tanto agli europei tiferò per la Russia...

P.S. Prima della settimana a Parigi vorrei farmi un weekend a Vienna, possibilmente non durante il torneo, qualcuno m'accompagna?

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domenica, 18 maggio 2008

Che fatica!

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sabato, 10 maggio 2008

Un 8 per mille democratico. (Diffondi l'appello)

"Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa."
Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso...

L'appello promosso da MicroMega è stato sottoscritto anche da personalità del mondo cattolico con questa nota aggiuntiva: "Noi cittadini cattolici, che tentiamo di testimoniare nella vita sociale ed ecclesiale un fedeltà la più coerente possibile al Vangelo e quindi critici e scandalizzati nei confronti di una politica dei vertici ecclesiastici sempre più tesa a usare il potere che deriva dal danaro, dalle clientele, dalle influenze politiche, dal dominio sulle coscienze per condizionare la politica degli stati e in particolare di quello italiano, riteniamo legittimo e forse doveroso negare a questo potere ecclesiastico il sostegno dell’8 per mille IRPEF."
don Enzo Mazzi, Giovanni Franzoni, don Vitaliano Della Sala, don Raffaele Garofalo, don Gianni Alessandria, don Roberto Fiorini, don Franco Barbero, Francesco Zanchini, don Bruno Ambrosini, don Aldo Antonelli, Domenico Jervolino, Giulio Girardi...

Sul sito di Micromega è possibile firmare la petizione.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/8-per-mille-alla-chiesa-valdese-due-appelli-di-laici-e-cattolici/

Capisco che l'opinione di Vasco Rossi possa essere un deterrente, ma ne vale la pena.

 

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martedì, 06 maggio 2008

L'orto di Monsignore (ultima parte)

Due, tre o quattro stagioni sono passate, poco importa. Durante l'inverno mi era sembrato di aver perso tutte le mie piante aromatiche. Pensandoci bene, è accettabile che il basilico, pianta annuale, sia morto e che ora spuntino dal vaso solo una decina di rametti secchi. Chissà se sono profumati, se sono in qualche modo utilizzabili. Il rosmarino non ha retto il clima rigido e le angustie del vaso in cui era stato piantumato. Persino la menta sembrava essersi arresa, anche quando, un paio di mesi fa, un paio di coppie di microscopiche foglie erano apparse sullo sfondo nerastro del terriccio, una prova di forza. Era seguito un secondo tracollo, nei tre vasi regnava la desolazione, torba compatta, mucchietti di erba secca e nessun odore per nessuna pietanza. Oggi, infine, la sopresa, la menta è nuovamente risorta dalle sue ceneri, questa volta appare più convinta, più alta e rigida, non sono più festuche e fuscelli di paglia a dominare la scena, una macchia di verde scuro comincia a colorare il cerchio delimitato dal bordo del vaso. Salvo catastrofi climatiche, la menta durerà. Devo pianificare una nuova semina, decidere cosa fare degli altri due vasi, capire quali aromi e spezie potranno servirmi da qui all'estate. Potrei sfruttare meglio il balcone, mettere fuori altri due vasi. In uno ci pianterei il timo, nell'altro farei un nuovo tentativo con del peperoncino. Questa volta userei dei vasi più grandi, magari una piccola fioriera. E ci pianterei i pomodori, quelli di Pachino per le insalate. Poi, nell'angolo più soleggiato, starebbe bene un alberetto di limone, possibilmente già di un paio d'anni, ché impiega troppo a crescere. Potrei far giungere dal Salento un paio di camion di terra rossa, quella in cui cresce bene il Primitivo, e tentare l'impresa di lasciarvi crescere, su di un balcone a Milano, un paio di filari di vitigno. Per produrre vino a sufficienza, avrei bisogno di un vigneto più grande, tre o quattro ettari basterebbero. E mi piacciono molto i mandorli, specialmente quando fioriscono, anche se poi non assaggio mai le mandorle prima che vengano tostate. I melograni, invece, crescono abbastanza facilmente senza dedicare loro alcuna particolare cura e producono adorabili frutti, piccoli semi eduli e acidi che basta avere la pazienza di sgranare. Sarebbe bello lasciarne crescere uno nel bel mezzo del vigneto, non lontano da un fico bifero, così da avere fioroni in primavera e fichi in autunno. Dovrò trovare lo spazio per un caprifico, se voglio avere frutti più grossi e dolci. Due dozzine di piante di carciofo completeranno l'opera, dar fuoco alla pelugine del frutto maturo era uno dei miei passatempi preferiti da bambino, troveranno posto alla destra del vigneto, tra gli aranci e i due giganteschi alberi di eucalipto.

Monsignore

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