domenica, 30 marzo 2008

Calendario eventi

Oggi mi sono deciso per un calendario, altrimenti non riuscirò a star dietro agli eventi dei prossimi due mesi. A cinema e simili si sono aggiunti tre concerti, due mostre, due viaggi, eventi speciali e quant'altro. Spero che la scorpacciata non mi lasci come tutti gli altri, cioè tale e quale a prima. Sarebbe inutile, no? Sono ottimista, ci sarà molta sostanza e poco veltronismo. E sono anche indietro con le registrazioni di Fuori Orario, ho l'hard disk in fiamme, urge una seduta plenaria della Curia per rimettere ordine nell'Archivio.

Borsino delle vacanze:

Francia: 80%

Altre destinazioni: 20%

Si accettano consigli.

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venerdì, 28 marzo 2008

Il politometro

In fondo a questa pagina. La mia faccia su quella di Bertinotti. Possibile?

Tanto lo sapevo che alla fine avrei votato per loro...

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martedì, 25 marzo 2008

Giro di lune (tra terra e mare)

Recensito come posso sul prossimo KK. Non sono assolutamente capace di trovare le parole per consigliarvelo.

Sono tornato al fronte da solo, ma perché ho sempre la sensazione di stare a fare qualcosa di eroico? Devo smaltire l'alcol di ieri, sento ancora la posa del vino rosso in bocca, sono davvero un alcolista non alcoldipendente. E ho sonno, sono in piedi dalle sei, ho attraversato l'Italia e ora sono a lavoro. Passerò il resto del pomeriggio a pianificarmi le ferie. Viaggerò molto prossimamente, lo prometto.

C'è un fascio di luce che invade il mio ufficio e mi colpisce in pieno volto. Se alzo lo sguardo, divento cieco.

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venerdì, 21 marzo 2008

L'arroganza del potere ovvero Dei regimi in miniatura

Come sia possibile restare freddi di fronte allo scempio è il primo vero mistero dell'uomo. Uno può far finta di niente, restare con la schiena diritta, indossare una maschera di porcellana e irrigidire la muscolatura volontaria, ma un vitale turbine di rivolta risale da qualche occulto luogo della mente per disarticolarci, svincolare i tendini dalle ossa, scioglierci la pelle in un doloroso e necessario processo di rivivificazione. Non conto più le volte che penso di attaccarmi al collo di qualche piccolo dittatore, di cercare di reagire al costante sopruso rappresentato dal suo potere, anche quando è silente. Sì, odio padroni e padronati, soprattutto quelli costruiti con lavoro e fatica, quelli ardentemente desiderati ed elevati a simbolo di efficienza produttiva. La sola idea di potere mi rende nevrastenico. Altro che denaro, ogni suddito ha un valore incalcolabile, ogni piccolo uomo sottomesso è il prezzo già pagato della remissività borghese. Mai avrei immaginato di poter essere sottoposto a tali pressioni, solo la rara forma di autocontrollo da cui sono affetto mi consente di continuare a guardare negli occhi il nemico senza colpirlo. Insofferenza all'autorità, disciplinata insubordinazione, è il mio maledetto modo di essere libero, la mia indefettibile e lucida resistenza ad ogni forma di controllo. Non sono un ribelle, sono autonomo. Non ho la stoffa del rivoluzionario, trattengo il fuoco dentro di me e non faccio saltare le budella a nessuno, la rivoluzione privata di slancio verso il mondo diviene individualismo e l'ordine individuale senza controllo è anarchia. Anarchia e individualismo stordiscono, mentre tutto ciò che avverto da cosciente è una residuale pietosa solitudine. La Curia vive, la brace è ancora calda. Sembra acqua, ma quella che gettano è benzina.

Buone vacanze, amici miei.

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sabato, 15 marzo 2008

 

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venerdì, 07 marzo 2008

Forza rom

Oggi un collega un po' coglione e balbuziente è entrato nel mio ufficio, consigliandomi vivamente di stare attento, visto che in giro aveva percepito la presenza e la puzza degli zingari. Uscendo, ha premurosamente chiuso la porta, non prima di aver biascicato qualcosa che doveva avere a che fare con chiavi e sicurezza. Ho detestato lui e la sua balbuzie da codardo. Dopo qualche ora è rientrato: "A me questi danno fastidio - ha osato - non so a te". Coglione e coniglio. L'avevo già capito quando gli ho visto un libro di Socci e Il Giornale sulla scrivania. Gode della fama di fascio e non sembra vergognarsene minimamente, se la fa coi potenti, sorride infastidito a chi invidia, è sempre pronto a sottolineare una certa frustrazione riguardo la sua carriera. Non sarò quello che ero a quindici anni, il sobillatore necessario, ma ci sono momenti in cui vorrei iscrivermi ai terroristi.

Comincia il fine settimana, voglio attorno a me solo la Curia, membri ordinari e onorari, consapevoli e non. Gli altri, indovinate un po', si fottano.

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mercoledì, 05 marzo 2008

Precari, banchetti e accattoni

Quasi totalmente rapito dal lavoro, passo le mie giornate a lasciare una traccia scritta di tutto ciò che faccio. Esattamente come prima, con la differenza che la mia produzione quotidiana consiste ormai solo di verbali, note e notarelle, appunti e resoconti. Per ogni incontro, ogni riunione, ogni triste organismo aziendale spreco fiumi di parole, seminando qua e là provocatorie considerazioni personali che nessuno è in grado di cogliere. Nella ridicola scala gerarchica in cui il mio ruolo è incastonato ho la fortuna di avere al di sopra di me pochi personaggi, la metà dei quali così imbecilli da non crederli reali. Mi sento un po' ingabbiato, inutile negarlo, circondato da ferventi cattolici, organizzati in sottogruppi molto simili a sette, alcune aggressive, alcune afflitte da un vittimismo cosmico e grottesco, avendo loro stesse contribuito a costruire il ghetto in cui riparano. Ignorante squallore generalizzato, forse non patognomonico di aziendalismo, insopportabile per chi non ha fatto tanta palestra e allargato le spalle. E il precariato, solo un dettaglio. Mi stanno pure rinnovando l'ufficio, potrò scegliermi la scrivania, modello e colore. Avrei bisogno di una cassettiera, di più spazio per i raccoglitori e di un fucile a canne mozze per abbattere quell'accattone che proprio non riesce a mandare giù il fatto di essere stato scartato dall'azienda a vantaggio del sottoscritto. A volte penso di cedergli il mio umile banchetto, di farlo accomodare - Toh, mio caro, è tutto tuo! - di ringraziare e tornare a servire alici e polpette. Scambio il mio tempo sociale con uno stipendio, trappola perfetta. Da cui uscirò tra una quarantina d'anni. Aumentano le cravatte nell'armadio, i soldi sul conto corrente, la polvere su cuore e cervello.

Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio?
Cosa resta di noi: un rottame di Volkswagen.
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà.
La verità se ne sta sulle stelle più lontane.
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale,
una canzone che fa da sottofondo all'Indecifrabile.
Cosa rimane di noi, ragazzini e ragazzine,
la domenica dentro le chiese ad ascolare la parola di Dio.
Il futuro era una nave tutta d'oro che noi pregavamo ci portasse via lontano.
Cosa rimane di noi ora che ci siamo amati ed odiati e traditi... e non c'è più limite.

Sfreccia in cielo un aeroplano
Io ti amo e non ti penso mai
Penso a quello che ci resta
Vola l'aeroplano... Va lontano,
Vola su Baghdad
Noi voliamo invano.

Per inciso, sabato scorso mi hanno onorato con tanto di cerimonia e pranzo in locale di pessimo gusto, una pagliacciata di proporzioni mai viste. Qualcosa ho quagliato, è vero, ma che fine farò? Ho una gestione previdenziale, sai che soddisfazione, e la vita? Dovrei almeno riuscire a smettere di contare la gente che prenderei a schiaffi...
A farmi compagnia in questo periodo anche le disgrazie di un paio di amici. O fortuna, velut luna statu variabilis.

 

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