Tra Milano e Taranto c'è la Russia
Fisicamente sempre nel Salento, anzi, nell'Altosalento (tutto attaccato, sì). Cechov e Rachmaninov. Amici della mia seconda metà di agosto, mentre venticinque milioni di italiani vanno ad annoiarsi altrove, sono le mie vacanze. Leggendo Cechov mi viene in mente una frase di Palazzeschi, letto recentemente, "Queste attrici fuori dei loro drammi sono delle stupide". I personaggi di Cechov sono posti sempre dentro e fuori i loro drammi, per questo lo trovo irresistibile, soprattutto di notte, mentre mi godo la più grande invenzione del secolo, l'aria condizionata. E se non sono in casa, è bello nutrirsi con il secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov, sempre di notte ma in macchina, lungo le strade di campagna, tra un muretto a secco e un ulivo secolare. Senile serenità o serena senilità? Forse niente di tutto questo, visto che, in fondo, la Curia è sempre in vacanza. Vorrei una rendita, mi accontenterei di poco, per vivere solo di quello che mi piace. Il lavoro non nobilita l'uomo, nella migliore delle ipotesi lo mortifica.
Tra l'altro, è definitivo, il mio futuro remoto non sarà nella fogna di Milano, che odio come non mai e sempre di più ogni secondo che passa. Tornerò a casa, anche se non so ancora precisamente quando. A quel punto, è probabile che decida di convertire il cinema di Monsignore in qualcosa di più utile. Vedremo.