sabato, 30 giugno 2007
Slow dancing

My love is cruel as the night
She steals the sun, and shuts out the light
All of my colors, they turn to blue
Win or lose

She does it slow dancing
Slow dancing
She does it slow...dancing
All night long

Scarlet eyes and a see-through heart
She saw me coming right from the start
She picked me up, but had me down on my knees
Just a' beggin' her, beggin' her please

Take me slow dancing
Slow dancing
She took me slow...dancing
All night long

And I don't know a man
Search for himself in his lover's eyes
No I don't know why a man
Sees the truth but needs the lies

My love is restless as the wind
She moves like a shadow across my skin
She left with my conscience, I don't want it back
It just gets in the way

If you wanna go slow dancing
Slow dancing
She took me slow...dancing
All night long

Slow...dancing
Slow...dancing
Slow...


P.H.

by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
giovedì, 28 giugno 2007
Ricercatori incoscienti

Se in Italia c'è una categoria di persone che non sa far valere i propri diritti è quella dei ricercatori che operano nell'ambito delle scienze pure. Biologi, chimici, fisici, medici masochisti e biotecnologi accettano, di fatto, una condizione di schiavitù. Ottocentotrenta euro mensili è la cifra che percepisce un dottorando per tre anni, lavorando mediamente cinquanta ore settimanali: 3,77 euro all'ora, poco più della metà del minimo sindacale. E dicono di esser fieri di quello che fanno. Nulla di più falso. Vengo dal mondo della ricerca, meno putrido di altri ma putrescente, ho visto con i miei occhi vanagloriosi in cerca di riconoscimenti per il loro stolto stacanovismo. Neanche i ricercatori sfuggono al perverso meccanismo, tipico della classe impiegatizia, che li rende succubi di una sorta di obbligo di adulazione nei confronti del compiaciuto superiore, fermo restando che, è bene ricordarlo, la loro sopravvivenza materiale è garantita da fondi straordinari provenienti per lo più dai parenti più prossimi. Poco più di mille euro al mese sono il salto di qualità, generalmente effettuato dopo anni di precariato, accettato col sorriso sulle labbra. Senza voler sindacare sulla decisione di genitori, per così dire, iperprotettivi nei confronti dei loro laboriosi figlioli, il comportamento di alcuni, probabilmente una buona parte, condiziona lo stato di un'intera categoria di lavoratori. Al di là dell'inquietante questione che si pone, osservando come essi abbiano introiettato una falsa valorizzazione morale (?) del loro prodotto sociale, a scapito del riconoscimento di un'effettiva capacità produttiva, almeno in termini strettamente scientifici, essi non fanno che condannare se stessi e le future generazioni di ricercatori alla povertà. Tempo fa ricevetti una lettera nell'insopportabile forma di catena di Sant'Antonio, in cui mi si invitava, non fosse stato altro che per una mia pregressa appartenenza alla suddetta categoria, a firmare una petizione, una grande questua, attraverso cui si cercava di sensibilizzare l'attuale esecutivo all'idea di un aumento degli stipendi dei dottorandi, dalle ottocentotrenta euro di cui sopra alla tonda e succulenta (!) cifra di mille euro sonanti. Mi sono sdegnatamente rifiutato di sostenere la più insulsa e miserrima delle battaglie per una serie di ragioni. La prima è di natura puramente economica, la cifra pretesa è assolutamente insufficiente: 4,54 euro all'ora non sono ancora il minimo sindacale. La seconda, ben più importante, è una questione di principio. Se i miei carissimi ex colleghi avessero davvero ritenuto l'adeguamento dei loro redditi un diritto fondamentale, si sarebbero comportati come tutte le categorie di lavoratori che si rispettino, avrebbero incrociato le braccia, avrebbero scioperato per davvero. Perché non hanno abbandonato le loro pipette, i loro ciclotroni, beute, cilindri e centrifughe per un tempo indeterminato, bloccando, una volta per tutte, il sistema che li sta fagocitando. Non ne hanno il coraggio? Temono di perdere una pubblicazione o la stima del grasso professore che si trastulla nel suo ufficio? La verità è che il ricercatore medio lavorerebbe allo stesso modo anche per la metà della cifra che percepisce oggi e non per passione, lo farebbe bensì per un malsano egoismo. Le logiche della produttività economica vengono ormai applicate anche a quella scientifica e la forza generata dall'ambizione ottenebra la mente di chi si vede scippato un diritto, quello sacrosanto della giusta ed equa retribuzione del lavoro svolto. Non c'è bisogno di essere marxisti per sostenere la più semplice delle equazioni sociali. Si dice che il socialismo sia parte integrante della cultura europea e che parti di esso siano radicate anche nell'agire comune della gente. Evidentemente è un assunto che non vale per i dottorandi e i ricercatori italiani, evidentemente l'annientamento della coscienza di classe è un processo che miete troppe vittime, anche tra gli individui più "intelligenti".
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
mercoledì, 27 giugno 2007
Marat/Sade

Può capitare di non riuscire minimamente a comprendere perché un film (?) venga acclamato dalla critica. Credo che il Marat/Sade di Brook abbia poco a che vedere col cinema, che sia dell'ottimo teatro filmato? Se sì, a che pro? Non mi è piaciuto e stanotte non ho voglia di spiegarne i motivi.
Guardatelo lo stesso, ho il forte sospetto di essere io a sbagliarmi...






by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
domenica, 24 giugno 2007
Breve conversazione (8)

[...]
In fondo, la nostra storia è stata migliore di quella di molti altri...

Una medaglia alla memoria?

Ahah...No, direi...Un'eredità da difendere...

...

Hai presente ieri, quando dicevamo che l'italiano sembra sempre così declamatorio?

Sì, ma credo che sia una questione culturale più che linguistica...

Secondo Daney, il motivo per cui i personaggi e le "storie" secondarie non emergono nel cinema italiano è lo scarso utilizzo dell'audio in presa diretta...Si doppia, si sincronizza, favorendo proprio la declamazione...I francesi mormorano, non hanno bisogno di urlare, tutto può emergere...Un'osservazione acutissima.

Sono d'accordo...Stasera arrosticini?

Con l'insalata e le patate? Ti aiuto io a sbucciarle...

[...]
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
domenica, 24 giugno 2007
Don Giovanni secondo Losey

Dal libretto di Lorenzo Da Ponte, la straordinaria opera lirica riproposta in  chiave cinematografica da uno dei registi che maggiormente preferisco in assoluto, l'americano Joseph Losey. A volte viene da chiedersi quanto il merito sia di Mozart e quanto del regista, ma il progetto, nel suo complesso, è da considerarsi assolutamente riuscito. L'elegantissima regia di Losey vince ogni perplessità preconcetta e ribadisce una dignità totalmente propria rispetto al lavoro di Mozart, trattato con profondo rispetto, pur avendolo sfruttato in chiave politica. "Il vecchio sta morendo e il nuovo non riesce a nascere e in questo interregno appaiono molti sintomi morbosi", la frase di Gramsci è l'incipit del film. L'immoralità punita di Don Giovanni assurge a simbolo di purificazione dell'uomo, è una speranza da coltivare. Losey non sfigura al cospetto di Molière, Byron, Shaw, Corneille, Goldoni...Adoro quando il ruolo di protagonista è lasciato al baritono e trovo indimenticabili i recitativi accompagnati dal clavicembalo. Sono disponibili in discografia, tra le altre, le versioni dirette da Giulini, von Karajan e Abbado, chiedo agli esperti un consiglio su quale sia la migliore.
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
venerdì, 22 giugno 2007
Tutti fermi

È molto più facile fare cinema sperimentale che cimentarsi con i codici del cinema classico e, forse, è più facile improvvisarsi musicisti industrial che melodisti. Si tratta di un parallelismo che sfrutto da tempo, la storia sta alla melodia come l'immagine al suono. Forse l'artista dovrebbe essere in grado di fare entrambe le cose, usare un linguaggio e portarlo al limite delle sue possibilità. Mi viene in mente il sassofono di Coltrane. La maggior parte degli spettatori/ascoltatori dormono, distratti da ciò che è comunemente ritenuto "facile", pretendono di essere guidati, di non essere liberi, esattamente come fanno nella vita. Se l'arte non ci restituisse un vago sentore di libertà, non servirebbe più a nulla. Tutto ciò che sfugge al comune senso delle cose è visto con disinteresse, quando non con diffidenza e ostilità. È drammaticamente vero che per cercare quella libertà bisogna essere liberi e che, in fondo, l'arte è molto più elitaria di quanto ci illudiamo che sia. Forse nessun film può cambiare un uomo, a meno che questo non sia già predisposto, già cambiato, già libero, forse. Sono convinto che non sia semplicemente una questione di curiosità, c'è qualcosa di più grave. Ha a che fare con lo stato delle cose, con l'immobilità, come i personaggi de L'angelo sterminatore di Buñuel, imprigionati nella loro stessa imbecillità. Paura, delirio e difesa del privilegio sono manifestazioni della stessa patologia. Mettere all'indice comportamenti anomali equivale a prendere le distanze da tutto ciò che non ci rassicura e ciò che più mi turba è che spesso sono gli stessi "artisti" a palesare volontà restauratrici. Se un artista ha paura, non è libero, e se non è libero, non può essere artista. Se poi è anche un reazionario, perché dovrei interessarmene? Non dovrei forse sfidarne la mediocrità?
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
domenica, 17 giugno 2007
L'incendiario

[...]
Nel segreto delle mie stanze
passeggio vestito di rosso,
e mi guardo in un vecchio specchio,
pieno di ebbrezza,
come fossi una fiamma,
una povera fiamma che aspetta....
il tuo riflesso!
Fuori vado vestito di grigio,
ovvero di nessun colore,
c'è anche per le vesti una polizia,
come per le parole.
E quella per il fuoco
è tremenda, accanita,
gli uomini ànno orrore delle fiamme,
gli uomini serî,
per questo ànno inventato i pompieri.
[...]

A.P.
by Monsignore81 | commenti (5) | commenti (5)(popup)
Link | categoria:
sabato, 16 giugno 2007
The Queen is dead

Oh ! Take me back to dear old Blighty,
Put me on the train for London Town,
Take me anywhere,
Drop me anywhere,
Liverpool, Leeds or Birmingham
But I don't care,
I should like to see my ...

I don't bless them
Farewell to this land's cheerless marshes
Hemmed in like a boar between arches
Her very Lowness with a head in a sling
I'm truly sorry - but it sounds like a wonderful thing


I said Charles, don't you ever crave
To appear on the front of the Daily Mail
Dressed in your Mother's bridal veil ?
Oh ...
And so, I checked all the registered historical facts
And I was shocked into shame to discover
How I'm the 18th pale descendant
Of some old queen or other


Oh, has the world changed, or have I changed ?
Oh has the world changed, or have I changed ?


Some 9-year old tough who peddles drugs
I swear to God
I swear : I never even knew what drugs were
Oh ...
So, I broke into the palace
With a sponge and a rusty spanner
She said : "Eh, I know you, and you cannot sing"
I said : "That's nothing - you should hear me play piano"


We can go for a walk where it's quiet and dry
And talk about precious things
But when you're tied to your Mother's apron
No-one talks about castration
Oh ...


We can go for a walk where it's quiet and dry
And talk about precious things
Like love and law and poverty
Oh, these are the things that kill me


We can go for a walk where it's quiet and dry
And talk about precious things
But the rain that flattens my hair ...
Oh, these are the things that kill me


All their lies about make-up and long hair, are still there


Past the Pub who saps your body
And the church who'll snatch your money
The Queen is dead, boys
And it's so lonely on a limb
Past the Pub that wrecks your body
And the church - all they want is your money
The Queen is dead, boys
And it's so lonely on a limb


Life is very long, when you're lonely
Life is very long, when you're lonely
Life is very long, when you're lonely
Life is very long, when you're lonely

S.M.
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
venerdì, 15 giugno 2007
What difference does it make?

All men have secrets and here is mine
So let it be known
For we have been through hell and high tide
I think I can rely on you ...
And yet you start to recoil
Heavy words are so lightly thrown
But still I'd leap in front of a flying bullet for you

So, what difference does it make ?
So, what difference does it make ?
It makes none
But now you have gone
And you must be looking very old tonight


The devil will find work for idle hands to do
I stole and I lied, and why ?
Because you asked me to !
But now you make me feel so ashamed
Because I've only got two hands
Well, I'm still fond of you, oh-ho-oh


So, what difference does it make ?
Oh, what difference does it make ?
Oh, it makes none
But now you have gone
And your prejudice won't keep you warm tonight


Oh, the devil will find work for idle hands to do
I stole, and then I lied
Just because you asked me to
But now you know the truth about me
You won't see me anymore
Well, I'm still fond of you, oh-ho-oh


But no more apologies
No more, no more apologies
Oh, I'm too tired
I'm so sick and tired
And I'm feeling very sick and ill today
But I'm still fond of you, oh-ho-oh


Oh, my sacred one ...
Oh ...


S.M.
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria:
venerdì, 15 giugno 2007
Prima di buttare il blocco degli appunti...(tanto i blog sono spazzatura)

- Parole crociate: schema, rifacimento di un lavoro prefatto.

- Ritorno all'infanzia --> capacità di giudizio, di negoziazione, libero arbitrio

- Intelligenza sociale (?)

- La ricerca della salute e il concetto di ordine (cfr. JD Pollet, L'ordre, 2001)

- Palazzeschi e la ricerca di sé

- Film musicali/recitativo (Les parapluies de Cherbourg, I cannibali --> accontentarsi e accontentare; il riappropriarsi della storia, sparendo i narratori)
by Monsignore81 | commenti | commenti (popup)
Link | categoria: