A morte i bloggers
Fiumi di carta (virtuale) straccia, il valore di un noioso diario da (mediocre) studentello delle medie, questo sono oggi gran parte dei blog. Ci sono bloggers che per darsi un tono scrivono lunghe divagazioni infarcite del loro sapere, il più delle volte ultramanualistico, altri che scambiano i blog per il muro del pianto, altri per lanciare strali contro la totalità o parti di mondo, altri ancora per comunicare secondo tempi e modalità distorte: solo pochi hanno qualcosa da dire e pochissimi riescono a trasmetterlo. Trasformare il cinema di Monsignore in un monumento alla Resistenza è, probabilmente, un esperimento destinato a fallire, questo blog è la prova di quanto affermato nelle prime righe. Che fare? Chiuderlo mi darebbe la sensazione di tapparmi la bocca, non mi permetterebbe di fare il punto sulla mia condizione di alienato apparentemente integrato, non mi lascerebbe la possibilità di riordinare le idee di tanto in tanto.
Tuttavia, se tutti i server del mondo che ospitano blog dovessero di colpo incendiarsi, sarebbe un doveroso parziale risarcimento per coloro i quali parlano poco, pur avendo tantissimo da dire. Parole pesanti e rare sono più preziose di qualunque sproloquio, il silenzio comprime la molla del significato, la bocca (o la tastiera) è un arma troppo spesso scarica o che spara a salve. Tacere permette di ricaricare il tamburo.
Ho dato al mio dolore la forma di abusate parole che mi prometto di non pronunciare mai più.
G.L.F.

