domenica, 20 agosto 2006

I mondiali del '54 e i poeti della rivoluzione

Godard diceva che Fassbinder faceva sempre lo stesso (brutto) film. Il matrimonio di Maria Braun è il Fassbinder più compiuto e armonioso e la tesi godardiana dell'amore come rapporto di produzione si coniuga perfettamente con l'idea fassbinderiana di reciprocità e serialità della dialettica servo-padrone. Ma non è semplicemente il solito Fassbinder, la sceneggiatura è retta da una finta ossatura storico-politica, un sottotesto cronachistico della germania post-nazista che culmina con un gol nella finale dei mondiali di calcio, un urlo liberatorio, un'esplosione in casa di Maria. Geniale l'invenzione dell'acqua corrente sul braccio, metafora del volto piangente della protagonista, una memorabile Hanna Schygulla.

Godibile satira sugli artisti della sinistra borghese decaduta e decadente, Nessuna festa per la morte del cane di Satana (o del Fuhrer, in realtà) è una commedia nerissima dai toni grotteschi, infarcita da follie e da momenti non sempre difendibili, in cui Fassbinder non brilla per i movimenti di camera, ma per il gusto di provocare la sinistra più intransigente e ingessata. Anomalo nella sua filmografia.

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venerdì, 11 agosto 2006

Ceco(Slovacchia)

Senza una vera ragione, senza una vera necessità. Divise da tredici anni, Repubblica ceca e Slovacchia si distinguono perchè da una parte c'è Praga con i suoi palazzi barocchi e liberty risparmiati dalle guerre e dall'altra, forse, un popolo che non ha mai visto Praga. E' vero, nella Slovacchia più  orientale  il mondo va più lentamente, prevale la religione cattolica, l'economia stenta , il tasso di disoccupazione è elevato...E poi lo slovacco sta al ceco come il siciliano al napoletano, ma perchè separarsi? Vano orgoglio nazionale slovacco che i cechi ringraziarono. La Cecoslovacchia ha cancellato sfacciatamente quarant'anni di comunismo e altrettanto sfacciatamente sta abbracciando lo stile di vita occidentale, abbandonandosi alle lusinghe della diabolica esca del benessere capitalista. Il rispetto è riservato unicamente al passato di cui vanno fieri, all'epoca dei Premislidi, di Carlo IV, degli Asburgo al punto tale da rifiutarsi di mostrare anche gli orrori del regime sovietico, ironizzando persino sull'Armata rossa e sul KGB, le cui uniche tracce si possono ritrovare in orripilanti souvenirs che il pasciuto turista occidentale può acquistare sulla strada che va dalla piazza del vecchio municipio al fascinoso ponte Carlo, nel centro di Praga.

Praga è indubbiamente una città stupenda e gli italiani sono visti con simpatia, nonostante la nostra massiccia presenza nelle aree in cui il turismo si è fatto di massa. Siamo ancora sufficientemente diluiti tra turisti che provengono da tutto il mondo, tedeschi principalmente. Praga ha un'anima tedesca e un'anima ebrea. Praga è Kafka, come si può ammirare nello straordinario museo-ricostruzione realizzato nel Piccolo Quartiere per rivelare la figura di Kafka attraverso il complesso rapporto che egli ha avuto con la sua città anche se Kafka non apparteneva a nessun luogo e Praga, in fondo, non era affatto una città "sua". Praga è anche Dvorak e Smetana e le piace ricordare ripetutamente al turista il suo amore per la musica classica.

Bratislava è una capitale europea, ma della capitale europea, per il momento, ha solo un palazzo presidenziale ed un parlamento. Il processo di occidentalizzazione è più lento in Slovacchia, paese che ha una maggior necessità di passare ad una moneta solida come l'Euro, anche se la capitale diventa di anno in anno sempre più succulenta destinazione per il turista in cerca di vacanze alternative al risparmio. Il quartiere di Petržalka è un paradigma di urbanizzazione comunista tanto inquietante quanto sterminato ed è separato dalla parte "presentabile" della città dall'unica cosa rimasta immutata nei secoli, il Danubio. Lo slovacco preferisce mostrare opulenza, lo slovacco fa finta di ignorare l'esistenza di quartieri come quello di Petržalka.

La Cecoslovacchia resta tale nel cuore dei pentiti e di chi non ha mai appoggiato la separazione, ma non è più quella di vent'anni fa. E' un paese che vuole correre verso l'Occidente, ingenuamente, come ogni giovane democrazia farebbe. Persino i mitici Tatranky oggi sono marchiati Danone. Diceva Sikora, uno dei più grandi artisti contemporanei slovacchi, che il vero dramma è stato dare alla più bella tra le idee la forma dell'orrore. Restano il rammarico e l'affetto per uno (o due?) popoli.


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