giovedì, 29 giugno 2006

The Eternal ovvero Dell'impotenza di fronte alla morte

Procession moves on, the shouting is over,
Praise to the glory of loved ones now gone.
Talking aloud as they sit round their tables,
Scattering flowers washed down by the rain.
Stood by the gate at the foot of the garden,
Watching them pass like clouds in the sky,
Try to cry out in the heat of the moment,
Possessed  by a fury that burns from inside.

Cry like a child, though these years make me older,
With children my time is so wastefully spent,
A burden to keep, though their inner communion,
Accept like a curse an unlucky deal.
Played by the gate at the foot of the garden,
My view stretches out from the fence to the wall,
No words could explain, no actions determine,
Just watching the trees and the leaves as they fall.

I.C.

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domenica, 18 giugno 2006

Playtime ovvero La prospettiva delle cose

Un ombrello che cade nel silenzio di un aeroporto nella profondità di un campo che ha in primo piano un felice gruppo di omologate turiste piccolo-borghesi. Un consulente di un'industria che raggiunge il proprio ospite partendo da una distanza tripla rispetto a quella che separa lo schermo dallo spettatore seduto all'ultima fila. Suoni futuribili e senza un futuro, spazi dalla geometria inquietante e un signor Hulot più a disagio del solito. Playtime, l'opera più importante di Jacques Tati, presenta non solo una rivoluzione formale degli spazi, ma anche il più duro e lucido attacco alla contemporaneità meccanica e alienante dall'epoca di Tempi moderni. Se in Mon oncle è ancora intatta la speranza di un recupero del proprio tempo (e del proprio spazio) per ritrovare una dimensione umana e vera, in Playtime la civiltà industriale ha fagocitato tutto, si è allargata, proprio come le vertiginose prospettive realizzate dalla cinepresa di Tati. Nove anni tra i due film, 1958 e 1967; un anno dopo un'esplosione sociale avrebbe tentato di far implodere la modernità metastatica dipinta in Playtime. Da vedere insieme a Deux ou trois choses que je sais d'elle di Godard, 1966. Cambia il maestro, ma non la musica.

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domenica, 18 giugno 2006

La Repubblica (italiana?)

Il secondo quotidiano nazionale oggi si supera, titolando nella versione on-line: Lippi duro su De Rossi: "Bollisca nel suo brodo". Spero che Lippi dormisca sonni tranquilli nonostante la figuraccia che non ha fatto, visto che durante la conferenza stampa si è espresso in italiano. Ma perchè una certa sinistra continua a preferirlo al Corriere?

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domenica, 11 giugno 2006

Il grido

Il corpo a scatti         
Contorce e dimena,  
Similmente il capo   
Tende e convolge,    
Attenzione domanda 
Con rabbia si rivolge 
A me distratto e perso
Nel mare delle parole
Nella vanità dei patti  
E dei pensieri miei        
E di chi ogni giorno
Vi allude e li compiace
Con estroso vezzo
E con ripagato affetto.

Di me chiede e di lei    
Il sentore avverto       
E ricordo il dolore     
Suo o mio, che importa?
Fa ch'io m'inganni     
E si finge morta        
Poi si leva e risorge
Con me già lontano
O forse troppo vicino
Di certo in ritardo
Nel cuore ormai rotta
La sua voce dal pianto
In gola strozzato un grido
"T'ho amata tanto".

Monsignore

 

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giovedì, 08 giugno 2006

Avanti, o viaggiatori (per due amici)

 

Fare forward.
                      O voyagers, O seamen,
You who came to port, and you whose bodies
Will suffer the trial and judgement of the sea,
Or whatever event, this is your real destination.'
So Krishna, as when he admonished Arjuna
On the field of battle.
                                  Not fare well,
But fare forward, voyagers.

T.S.E.

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mercoledì, 07 giugno 2006

La meteora

Dinanzi a me la meteora
Il passato al mio fianco
Mi superava e si collocava
Più fredda, più spenta.
La mia spinta gravitazionale
Le aveva permesso
Per librarsi nel vuoto
O nel pieno del tutto
Di esser come un attimo
Prima, splendidamente sola.

Monsignore

 

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lunedì, 05 giugno 2006

Il bene che fa male

"All'opposto i buoni e i magnanimi, come diversi dalla generalità, sono tenuti dalla medesima quasi creature d'altra specie, e conseguentemente non solo non avuti per consorti né per compagni, ma stimati non partecipi dei diritti sociali, e, come sempre si vede, perseguitati tanto più o meno gravemente, quanto la bassezza d'animo e la malvagità del tempo e del popolo nei quali si abbattono a vivere, sono più o meno insigni; perché come nei corpi degli animali la natura tende sempre a purgarsi di quegli umori e di quei principii che non si confanno con quelli onde propriamente si compongono essi corpi, così nelle aggregazioni di molti uomini la stessa natura porta che chiunque differisce grandemente dall'universale di quelli, massime se tale differenza è anche contrarietà, con ogni sforzo sia cercato distruggere o discacciare. Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina. In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi."

G.L., Pensieri

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venerdì, 02 giugno 2006

Festa della Repubblica ovvero Il potere si autocelebra

Passi la festa, passino le affettuosità ai pompieri, ai poliziotti, a chi si guadagna il pane con una divisa, ma la forma parata mi disturba, tristemente evocativa, tristemente fuori luogo, vista la situazione internazionale.

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giovedì, 01 giugno 2006

Chi si muove, chi resta fermo

Una parte di me, quella riflessiva, qualcosa aveva colto, un'altra, quella istintiva, non può che condividere, un'altra ancora, quella emotiva, deve ancora comprendere, l'ultima, quella razionale, ha già compreso che gioia e dolore sono fatti della stessa materia. Chi si muove e chi resta fermo. Io resto fermo, immobile, seduto sul mio scomodo scranno, in attesa che il sapore della vita cambi.

Non fatevi del male.

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