sabato, 29 aprile 2006

La conservazione dell'energia

Metto a fuoco
L'inverosimiglianza
E non la osservo più
Stereoscopicamente
Tra il vero e il reale
Mi perdo
Ne cerco il legame
Ne sento la differenza
E in dolore
La trasformo.
L'energia delle parole,
Bisogno di riconversione,
Dell'amore modalità
Di trasferimento,
Si dissolve nell'errore
E amor non ridiventa
Ma si disperde,
Mal convogliata,
Sotto forma d'altro
Dolore,
Diffuso, sottopelle.

Monsignore


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sabato, 29 aprile 2006

Le traiettorie dello sguardo

 

Afferro ciò di cui
La percezione perdo
Il momento instabile
Fondamento del visibile
Invisibile di per sè,
Dall'immagine in movimento
Dello sguardo traiettoria.
Ora non più vedo,
Guardo non descrivendo,
Non più riduzionistiche
ricostruzioni del nulla,
Ma cogliendo dei legami
Affinità e conflitti reali
E dell'assenza il tormento.
Riconosco dell'ambiente
Il vero volto, dalla quotidiana
Abitudine a lungo celato,
Che ci inviluppa e ci determina.
Vedere come perdere,
Ma lo sguardo riscatta
E l'assenza restituisce,
La sparizione, la separazione
Non i fatti e le cose,
Grazie ad uno spazio qualsiasi,
Ad una disinquadratura.

Monsignore

 


 

 

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giovedì, 27 aprile 2006

I princìpi della notte

L'amore negato fa male, porta con sè la necessità della morte. Il Nosferatu di Herzog è un principe della notte triste a cui, nella condizione di chi non gode dei vezzosi e stucchevoli ottundimenti dell'amore, viene negata anche la morte trasformando la sua esistenza in un'eterna e malinconica vecchiaia che può essere riscattata solo attraverso la diffusione del male, la pestilenza. Il sacrificio della bellezza vince il male esistenziale e contagioso di cui Kinski si fa sobrio interprete e generatore, lasciando intatto l'apparente conflitto tra amore e morte.

In Segni di vita, primo e poco conosciuto lungometraggio del regista tedesco, la solitudine e la malinconia sfociano in una follia analoga a quella del successivo Aguirre, sublimandone l'essenza attraverso il linguaggio cinematografico. Gli atti di delirante follia del protagonista (Stroszek, che non ha nulla a che vedere con l'omino della ballata) sono riferiti più che ripresi, l'esplosione dei fuochi d'artificio nella fortezza rappresentano il suo tentativo di riportare alla luce ciò che la regolare quotidianità di un villaggio greco ha nascosto sotto la coltre della realtà materiale apparente. La ribellione di Stroszek è totale, contro la stessa luce del sole alla quale risponde con la luce del delirio pirotecnico, resa accecante dall'esplosione di un anima in forte attrito con il mondo, suo inadeguato ospite.

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lunedì, 17 aprile 2006

Sull'amore

Non è affatto ridicolo dire a chi si ama: "Io ti invento come sei".
Robert Bresson

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sabato, 15 aprile 2006

Tempestasi

Per una dama senza volto

Vorrei invadere il tuo territorio...
Essere la forza occupante
E contemporaneamente
Essere invaso io
Messo con le spalle al muro
Obbligato ad amarti
Fino a perdere la mia stessa coscienza
A donartela per intero
Come un piccolo tesoro da scoprire
O un pezzo alla volta
Vorrei essere in ogni momento della giornata
Una sorpresa per te
[…]
Vorrei che il tuo amore fosse premio e ragione del mio
E che il mio fosse per te
Qualcosa da preservare
Tanto dovrà essere il valore che gli attribuirai
[…]
Vorrei che i tuoi baci piovessero su di me
Come tempesta
E vorrei essere colto impreparato
Senza riparo
Senza paura
Giovane ed immortale
E poi subito morire insieme
Per riunirci in un infinito
Inscindibili
Così deve essere nato Dio
L'amore universale

Monsignore

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venerdì, 14 aprile 2006

Je t'aime

 

Je t'aime pour toutes les femmes que je n'ai pas connues
Je t'aime pour tous les temps où je n'ai pas vécu
Pour l'odeur du grand large et l'odeur du pain chaud
Pour la neige qui fond pour les premières fleurs
Pour les animaux purs que l'homme n'effraie pas
Je t'aime pour aimer
Je t'aime pour toutes les femmes que je n'aime pas

Qui me reflète sinon toi-même je me vois si peu
Sans toi je ne vois rien qu'une étendue déserte
Entre autrefois et aujourd'hui
Il y a eu toutes ces morts que j'ai franchies sur de la paille
Je n'ai pas pu percer le mur de mon miroir
Il m'a fallu apprendre mot par mot la vie
Comme on oublie

Je t'aime pour ta sagesse qui n'est pas la mienne
Pour la santé
Je t'aime contre tout ce qui n'est qu'illusion
Pour ce coeur immortel que je ne détiens pas
Tu crois être le doute et tu n'es que raison
Tu es le grand soleil qui me monte à la tête
Quand je suis sûr de moi.

P.E.

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giovedì, 13 aprile 2006

La pioggia nel pineto

 

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.

Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitío che dura
e varia nell'aria
secondo le fronde
più rade, men rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
nè il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancóra, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.

Ascolta, ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Non s'ode voce del mare.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta; ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.

Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le pàlpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alvèoli
con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i mallèoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.
 
G.D'A.

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lunedì, 10 aprile 2006

Ribrezzo e vergogna

"ll popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa". E la classe politica più infame e corrotta.

Non riconoscerò un eventuale regime di centrodestra o sostenuto da una grande coalizione di centro.

 

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lunedì, 10 aprile 2006

Il principio

Il principio del tutto
O nulla
Negli anni indietro
In solitudine nuovamente
Al bivio mi riconduce
E mi resti tu
D'amor reliquia
Immaterialmente
Di sempre amica

Monsignore

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venerdì, 07 aprile 2006

L'Amour et le Crâne

L'Amour est assis sur le crâne
De l'Humanité,
Et sur ce trône le profane,
Au rire effronté,

Souffle gaiement des bulles rondes
Qui montent dans l'air,
Comme pour rejoindre les mondes
Au fond de l'éther.

Le globe lumineux et frêle
Prend un grand essor,
Crève et crache son âme grêle
Comme un songe d'or.

J'entends le crâne à chaque bulle
Prier et gémir:
— «Ce jeu féroce et ridicule,
Quand doit-il finir?

Car ce que ta bouche cruelle
Eparpille en l'air,
Monstre assassin, c'est ma cervelle,
Mon sang et ma chair!»

C.B.

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