Adieu
21-3-1991 - 25-2-2006
Adieu
21-3-1991 - 25-2-2006
| Ein leichtes leises Säuseln
Ich bin auf der Flucht Zunächst ist da ein Sturm Col de ma ma daqua Und gäbe es ungeheure Wassermassen |
A Whisper Light and Low
I'm on the run First there is a storm Col de ma ma daqua And if there were tremendous waters |
Fenomenologicamente assenti
A volte, gli scenziati. Husserl: "Ogni scienza della natura é ingenua nei suoi punti di partenza: la natura che essa vuole prendere in esame, per essa esiste semplicemente". A volte, gli uomini esperiscono il reale in un senso ingenuo e diretto. Il cinema è fenomenologia.

Lubitsch touch
Stile e delizia. Impossibile stabilire quale sia il suo miglior film. Forse i classicissimi Trouble in Paradise o To be or not to be? Magari il meno noto Die Puppe? Non mi interessa.
Qualche giorno fa si parlava dell'analogia tra Guitry e Lubitsch e di come il contesto produttivo in cui si è trovato ad operare il tedesco avesse asciugato quel cinismo che comunemente si attribuisce al francese. Al di là di questo, Lubitsch è un artista dell'omissione, un maestro di "audacious sexual nuances" (Christiansen, Chicago Tribune). Sebbene adorato da tutti i grandi registi, la chiave di lettura del cinema di Lubitsch ci è stata fornita da egli stesso: "At least twice a day the most dignified human being is ridiculous."

Sea song
You look different every time you come
From the foam-crested brine
Your skin shining softly in the moonlight
Partly fish, partly porpoise, partly baby sperm whale
Am I yours? Are you mine to play with?
Joking apart - when you're drunk you're terrific when you're drunk
I like you mostly late at night you're quite alright
But I can't understand the different you in the morning
When it's time to play at being human for a while please smile!
You'll be different in the spring, I know
You're a seasonal beast like the starfish that drift in with the tide
So until your your blood runs to meet the next full moon
You're madness fits in nicely with my own
Your lunacy fits neatly with my own, my very own
We're not alone
Robert Wyatt
Basta Berlusconi (non ne posso più)
Questo è lo striscione comparso sul balcone dell'edificio che ospita, tra le altre cose, anche il cinema. Si preannunciano gemellaggi a catena tra il disperato autore, ribelli e sudditi scontenti.
Pericolo pubblico
Un grande show ha inaugurato ieri a Torino le Olimpiadi invernali, presidiate da 15.000 agenti pronti a sventare «minacce anarchiche» e possibili «azioni isolate» del terrorismo islamico. Ma il vero pericolo, dichiara il ministro Pisanu, si concentra nel meeting dei No-Tav il 17, 18 e 19 febbraio. Tra i promotori: Legambiente, Wwf e «il manifesto».
Da "Il manifesto" di oggi
Vuoto
"Il fatto moderno è che noi non crediamo più in questo mondo. Non crediamo
neppure agli avvenimenti che ci accadono, l'amore, la morte, come se ci
riguardassero a metà. E' il legame fra uomo e mondo a essersi rotto: è
questo legame quindi a dover diventare oggetto di credenza. La credenza non
si rivolge più a un mondo altro o trasformato. Bisogna che il cinema filmi,
non il mondo, ma la credenza in questo mondo, il nostro unico legame."
Gilles Deleuze, L'immagine-tempo
La seconda patria
O Die zweite Heimat, come ci ha insegnato Reitz. Il capolavoro del regista tedesco non è semplicemente il seguito del primo Heimat: di fatto si tratta di una filiazione. In questo caso l'azione non si svolge a Schabbach, ma principalmente a Monaco, città che negli anni '60 ha rappresentato per i giovani di provincia il luogo dove ricercare una seconda patria, dove rivendicare il parto di se stessi e ridefinire le proprie possibilità artistiche. Die zweite Heimat è, tra le tante cose, anche una sorta di rivincita dei contenutisti sui formalisti, ma non perchè manchi di stile, tutt'altro. Morandini sostiene che Heimat 2 stia per intero nella vita, peccato non valga il viceversa. Altro clima quello degli anni '60, altra sensibilità, altre necessità, altra situazione storica? Forse è un problema di specializzazione e di polarizzazione degli interessi. La voglia di scambio interculturale e interdisciplinare è oggi prerogativa di chi può permetterselo, contrariamente a quanto avveniva 40 anni fa. Forse ciò che un tempo era un'opportunità oggi è un lusso, un onere. In 40 anni ci hanno imposto uno stile di vita che nessuno riesce a conciliare con il desiderio di cultura. Per avvicinarsi alla cultura (vera) non sono sufficienti la sola curiosità, una spiccata sensibilità, un senso di fastidio. Meglio essere anche ricchi e oziosi, meglio, in pratica, avvicinarsi alla cultura armati e spaventarla, col rischio di ammazzarla.
